Byung-Chul Han 3. Dal Grande Fratello al Big Data

Dal grande fratello al big data: famiglia in una casa trasparente circondata da dispositivi digitali.

Il filosofo analizza come l’odierna società della trasparenza sia diventata indistinguibile da una società della sorveglianza totale, dove il potere non vieta, ma seduce.

Una tecnica di potere che non nega né esprime la nostra libertà, bensì la sfrutta. In ciò consiste l’odierna crisi della libertà.

In questo terzo approfondimento su Byung-Chul Han, esploriamo il concetto di “panottico digitale” con un intervento apparso in origine su Der Spiegel n°2 del 2014 e pubblicato in Italia nel volume Perché oggi non è possibile una rivoluzione, edizione nottetempo 2019.

Oggi tutto si fa smart. Ben presto vivremo in una smart city in cui tutto, davvero tutto, sarà in rete – le persone e le cose. (…) Ovunque e in qualsiasi momento riceveremo informazioni utili senza averle nemmeno richieste. (…) L’indugiare contemplativo presso le cose, autentica formula di felicità, cederà completamente il passo alla caccia alle informazioni.

L’internet delle cose porta a compimento la società della trasparenza, ormai divenuta indistinguibile da una società della sorveglianza totale. Le cose attorno a noi ci osservano e ci sorvegliano, inviando senza sosta informazioni sul nostro conto. Il frigorifero (…), lo spazzolino elettrico (…), le cose partecipano attivamente al monitoraggio totale della nostra vita.

Così facendo, la società della trasparenza tradisce una vicinanza strutturale con la società del controllo.

Il Big Data al posto del Grande Fratello

Oggi, gli abitanti del panottico digitale comunicano moltissimo, si denudano di proposito. La società e controllo digitale fa ampio ricorso alla libertà_ anzi, si realizza solo grazie al denudamento volontario.

La società del controllo raggiunge il suo culmine là dove i suoi abitanti espongono se stessi non per una costrizione esterna, bensì per un bisogno interiore, quando cioè la paura di dover rinunciare all’ambito privato, intimo, cede il passo al bisogno di mettersi in mostra senza vergogna. Libertà e controllo divengono indistinguibili.

Oggi la trasparenza viene richiesta in nome della libertà di informazione o della democrazia, ma in realtà è un’ideologia, anzi, un dispositivo neoliberista. (…) Più informazioni e più comunicazione significano, nel quadro dell’attuale sistema produttivo immateriale, maggiore produttività, accelerazione e crescita.

La secretazione, l’estraneità o l’alterità rappresentano impedimenti alla comunicazione senza limiti, per cui vengono smantellate nel nome della trasparenza. Il dispositivo della trasparenza emana una coazione al trasformismo.

 Lo stato di polizia orwelliano, con i suoi teleschermi e le stanze della tortura, è quanto di più distante dal panottico digitale. (…) Qui non si tortura nessuno, qui si posta e si twitta soltanto. La sorveglianza che collima con la libertà è molto più efficiente.

La libertà che impedisce la resistenza

La tecnica di potere del regime neoliberista non è proibitiva o repressiva, bensì seduttiva. Vi si impiega un potere smart. Essa seduce invece di vietare. Si fa largo non con l’obbedienza, ma col like.

Il potere smart (…) ci sprona continuamente a comunicare, condividere, partecipare, a esternare opinioni, bisogni e desideri. (…) Una tecnica di potere che non nega né esprime la nostra libertà, bensì la sfrutta. In ciò consiste l’odierna crisi della libertà. (…) I bisogni non vengono repressi, bensì stimolati. La comunicazione non è messa a tacere; al contrario, viene intensificata al massimo.

Non ci si sente davvero sorvegliati: ecco perché la definizione di “stato di polizia” non è adatta a descrivere l’odierno panottico digitale, nel quale ci si sente liberi.

Tuttavia, è proprio questa libertà percepita, del tutto assente dallo stato d polizia orwelliano, a essere un problema, perché impedisce la resistenza.

I precedenti articoli di Byung-Chul sono sintetizzati o riassunti qui

Byung-Chul Han 2 – Lo sfruttamento totale dell’essere umano

Byung-Chul Han 1 – Una rivoluzione non è possibile