Dominique Schnapper – Les désillusions de la démocratie

Copertina del saggio Les désillusions de la démocratie di Dominique Schnapper.

Un’analisi della crisi delle democrazie occidentali tra fine del welfare, disuguaglianze e derive ideologiche.

Il volume di Dominique Schnapper è un saggio del 2024 edito da Gallimard .

Una sintesi dei contenuti fatta con Gemini

Dominique Schnapper, figlia di Raymond Aron e custode di una tradizione liberale lucida e mai compiacente, ci consegna con questo saggio una diagnosi spietata: la democrazia non è un ordine naturale delle cose, ma una «invenzione fragile». Il suo declino non è un incidente di percorso, ma il risultato di una tensione interna che sembra essere giunta al punto di rottura.

Le “finzioni vere” al centro del sistema Il cuore della tesi di Schnapper risiede nel concetto di «finzioni vere». La democrazia si regge sull’idea che siamo tutti uguali e che chi ci governa ci rappresenti realmente. Sappiamo che, nella pratica, la realtà è più complessa, ma queste “finzioni” sono il collante che permette alla società di funzionare. Oggi, queste fondamenta si stanno sbriciolando sotto il peso di una realtà che non riesce più a sostenerle, alimentando una disillusione che sfocia nell’astensionismo e nella rabbia sociale.

Il tramonto dello Stato-provvidenza Schnapper analizza con precisione chirurgica come la democrazia sia indissolubilmente legata alla capacità di redistribuire la ricchezza. Il “welfare” (lo Stato-provvidenza) non è stato un optional, ma il garante della stabilità democratica nel dopoguerra. Con l’erosione neoliberale di queste protezioni, il cittadino si sente nudo e tradito. Se lo Stato non protegge più, la democrazia perde la sua legittimità agli occhi della gente comune.

Il pericolo della “democrazia estrema” Forse la parte più audace e controversa del libro riguarda quella che l’autrice definisce «democrazia estrema». È la deriva di chi, in nome dell’uguaglianza assoluta e del riconoscimento di ogni singola identità (pensiero woke), finisce per distruggere l’idea stessa di cittadinanza universale. Quando la società si frammenta in mille gruppi che rivendicano diritti particolari basati su sesso, religione o orientamento, il bene comune svanisce. La democrazia, nel tentativo di essere “totale”, rischia paradossalmente di diventare il terreno fertile per il proprio disfacimento.

Di seguito dal sito dell’editore Gallimard

La sfida delle democrazie: tra minacce esterne e derive interne

Le democrazie sono minacciate nella loro stessa esistenza dalla guerra che Vladimir Putin conduce in Ucraina, sostenuto dai governi di Cina, Corea del Nord, Iran, India e Turchia. Questi attori sono uniti da un odio comune verso l’Occidente — ovvero verso la democrazia — e dalla volontà di distruggerla. Le democrazie sapranno trovare in se stesse la volontà di difendersi? O non sono forse già fragilizzate dalle loro stesse dinamiche interne?

La fragilità di un ideale La critica interna alla democrazia è vecchia quanto la democrazia stessa. La sua legittimità non poggia sulla tradizione, sulla natura o su un riferimento trascendentale, ma esclusivamente sulle pratiche dei suoi membri. Sono i cittadini stessi a interrogarsi sugli scarti che osservano tra le realtà sociali e i principi dichiarati.

Inevitabilmente, essi finiscono per giudicare la democrazia in nome dei suoi stessi valori, ritenendola di volta in volta “non abbastanza democratica” o “troppo democratica”.

Il rischio dello sfaldamento L’ideale di cittadini liberi e uguali che discutono razionalmente degli affari comuni non è mai stato, e non potrà mai essere, pienamente realizzato. L’aspirazione alla libertà e all’uguaglianza rischia costantemente di essere snaturata dal rifiuto dei limiti e del controllo. Si può temere, dunque, che le democrazie siano minacciate di sfaldamento proprio per questo duplice motivo: le loro insufficienze e i loro eccessi.

Questo interrogativo inquieto sulle derive della “democrazia estrema” non nasce nel XXI secolo ma, nel mondo di oggi, si pone con una forza e un’acutezza del tutto particolari.

Su questo saggio, e sulla crisi profonda che attraversa le istituzioni democratiche, il linguista Raffaele Simone ha condotto un’analisi acuta e necessaria che puoi leggere in questo nostro articolo.