Nelle conclusioni del saggio, Francesca Coin evidenzia come abbandonare il lavoro sia un gesto liberatorio per riprendersi il futuro. Per prima cosa evidenzia come nelle storie che ha raccolto ci siano alcuni temi comuni. Uno di questi è che per tutti l’abbandono del lavoro è descritto come un gesto liberatorio. Un gesto che afferma il primato della vita sullo sfruttamento, con lo scopo di riprendersi un’idea di futuro.
Coin segnala che il deterioramento delle condizioni di lavoro in Italia passa da tutta una serie di trasformazioni che il mondo del lavoro e la politica in generale hanno salutato come cambiamenti positivi, ma che in realtà non hanno apportato alcun vantaggio, anzi perdite assolute da tutti i punti di vista (lose–lose).
Il dominio delle piccole imprese padronali
L’autrice evidenzia innanzitutto che nel momento in cui si sono adottati certi modelli, non è stata considerata la realtà del tessuto produttivo italiano, rappresentato per il 95% da micro e piccole imprese, la cui organizzazione interna è quasi sempre incentrata sulla figura dell’imprenditore padrone che tenta di sopperire alla penuria di investimenti tecnologici comprimendo il costo del lavoro.
Come è emerso dalle sue interviste, (i padroni) “giocano a fare Dio”, “tu sei roba loro”. Un altro virgolettato molto interessante dice: “Nella migliore delle ipotesi sono paternalistici, nella peggiore sono despoti”.
Uno stato di cose che chiunque conosce il tessuto imprenditoriale italiano sa quanto sia reale.
Un doppio fallimento
La Coin segnala poi una diffusa cultura antisindacale, con meccanismi premianti in grado di promuovere l’obbedienza e di sanzionare le persone vicine al sindacato. E, aggiungo, tanto più un’impresa è piccola, tanto più queste forme sono diffuse.
La terza cosa che evidenzia è la successiva sottovalutazione del malessere diffuso che questa situazione ha generato, le situazioni di ricattabilità, di solitudine, dove l’unica alternativa all’obbedienza è la fuga.
La conclusione dell’autrice è che si tratta di un doppio fallimento, da una parte quello del sindacato, nella sua missione di formare una forza lavoro organizzata capace di resistere collettivamente a intimidazioni e vessazioni reiterate e continue. Dall’altra, quello del tentativo aziendale di rendere docili i dipendenti: in realtà, in assenza di una forza di lavoro organizzata, quando le condizioni lavorative si deteriorano, se ne hanno la possibilità o non ce la fanno più, se ne vanno.
Un ultimo e non meno importante aspetto è quello dei salari che sta diventando sempre più un’emergenza. Oggi le cose sono ancora peggiori. Già quando ha scritto questo saggio del 2023, l’autrice parla di lunga fase durante la quale la compressione dei salari è diventata una specie di orgoglio nazionale. Dal 1990 al 2020 i salari sono cresciuti in gran parte dell’Europa, ma non in Italia.
La grande disillusione
Da qui la situazione di grande disillusione, soprattutto da parte di chi ha creduto al pensiero dominante. “Hai dato tutto per il lavoro, ma rimani a farti i calcoli per capire come arrivare a fine mese e intanto invecchi. Ci avevano detto che ogni persona può diventare ciò che vuole se si impegna abbastanza, ma quella storia non si è mai realizzata. Ci sei solo tu che sputi sangue e loro che con i soldi che a te non danno comprano un’ottima bottiglia di champagne.“
Ricordarsi di Karl Marx
È in questo stato di cose che nascono e crescono le grandi dimissioni, il burnout, la stanchezza, l’esaurimento, la consapevolezza che non valga la pena rovinarsi la salute per una paga da fame, subire le angherie del capo. L’autrice ci ricorda che questo stato di cose non fa parte della natura umana, ma è legato alle attuali condizioni. Lo ha ben spiegato Karl Marx. Solo all’interno delle precise condizioni storico-sociali che caratterizzano il nostro sistema capitalista la compravendita di forza lavoro si è imposta in questa modalità.
Il futuro?
Francesca Coin considera con fiducia un possibile miglioramento delle condizioni. È necessario ascoltare il lavoro, dice. Alzare i salari, aumentare gli organici, la sicurezza del e sul lavoro, introdurre un salario minimo legale, contrastare il lavoro sommerso e il dumping contrattuale, introdurre un congedo genitoriale paritario e nuovi servizi per l’infanzia, abolire tutte quelle forme di lavoro che abituano gli studenti a lavorare gratis. Inoltre, potenziare le misure di welfare universalistico.
Cose che si possono e si devono fare.
Il tempo che conta
Lasciamo la chiusura a Jean-Luc Mélenchon, il leader della sinistra radicale francese citato nella parte finale del saggio.
“Non stiamo solo difendendo il diritto a una pausa nella vita. Stiamo dicendo che il tempo della vita, il tempo che conta, non è solo quello che si ritiene utile perché produce. Vivere, amare, prendersi cura della vostra famiglia, leggere poesie, dipingere, cantare o non fare nulla. Il tempo libero è il tempo in cui abbiamo l’opportunità di essere pienamente umani. È di questo che stiamo parlando”.
La Coin ci ricorda che la vita non è una merce e la ricchezza non è il denaro.
