Non siamo giocattoli nelle mani degli dèi: tra caso e libertà si decide il destino, contro il mito meritocratico.
Essere di sinistra significa non arrendersi all’idea che sia il caso — nascere ricchi o poveri, sani o malati — a decidere il destino delle persone, e impegnarsi a ridurre le ingiustizie che non derivano dalle scelte, ma dalla sorte.
La sinistra non persegue l’utopia dell’uguaglianza finale, ma combatte la tirannia del caso. L’obiettivo è impedire che povertà, malattia o privilegio siano eredità della sorte, perché sia la volontà del singolo, e non l’arbitrio del destino, a determinare il corso di un’esistenza.“
Un autore, scrittore, saggista, regista e altro ancora, che si è sempre occupato del tema del caso e delle sue conseguenze nella vita delle persone è Paul Auster. Riporto, a questo proposito, alcune sue frasi tratte da un’intervista di Matteo Bellinelli del 2005, pubblicata nel volume Le trame della scrittura (Casagrande).
La favola meritocratica della sinistra neoliberale
Trovo particolarmente interessanti le riflessioni di Auster perché chi sottolinea il ruolo del caso e della fortuna nelle vicende personali viene spesso accusato di negare la libertà dell’individuo, la sua capacità di scelta e di autodeterminazione. Anche una parte significativa della sinistra degli ultimi venti o trent’anni ha interiorizzato questa visione, accettando l’idea che chiunque, partendo dal nulla, abbia sempre la possibilità di arrivare dove vuole.
La realtà, però, smentisce ogni giorno questa narrazione ideologica. Auster mi interessa proprio perché riesce a tenere insieme, nella giusta misura, il peso del caso e quello della libertà: una fusione — come la definisce lui stesso — tra l’inatteso e l’intelligenza.
Il caso non nega la libertà ma la ridimensiona
Scrive Paul Auster:
«La vita è piena di fatti ed eventi inattesi, sia miracolosi che terrificanti, sia buoni che cattivi, e penso che si debba essere pazzi per negare il ruolo dell’arbitrario nella vita umana. Abbiamo persino creato una parola per questo: incidente. Gli incidenti accadono, sempre e ovunque. Significa che succedono fatti inaspettati.
Potremmo anche definirli fatti contingenti, cose che non sono necessarie e indispensabili. L’unica cosa necessaria, una volta nati, è la morte che ci aspetta, prima o poi. Questa è la nostra sola certezza. Tutto ciò che accade tra la nascita e la morte è una combinazione di volontà e caso.
Con questo non voglio dire che siamo semplici giocattoli nelle mani degli dèi e che tutto ciò che ci accade sia determinato dal caso. No: noi abbiamo la libertà e la capacità di prendere decisioni, di fare progetti, di coltivare sogni e fissarci mete. Ognuno di noi vive con un’idea di ciò che vorrebbe che fosse il proprio futuro.
Se vuoi diventare un dottore, devi andare a scuola per anni e anni. Ce ne vogliono molti, ma se insisti e resisti, puoi farcela. Talvolta, però, mentre sei in cammino verso la tua meta, succede qualcosa di inaspettato. Un albero cade proprio davanti a te e sei costretto a prendere una deviazione. Ecco, questo è ciò che io definisco il caso: le cose non sempre funzionano come vorremmo.
Sono cose ovvie, sto quasi parlando un linguaggio per bambini, ma mi sembra che spesso la gente tenda a dimenticarsi del caso. Io, invece, sono affascinato dalla fusione tra l’inatteso e l’intelligenza: l’intelligenza che sa prendere decisioni e sviluppare progetti».
