Il rifiuto del lavoro non è un capriccio

Una persona di spalle cammina verso il tramonto lasciandosi dietro una fabbrica grigia e nebbiosa, un'immagine simbolica del rifiuto del lavoro tossico per ritrovare la dignità.

Francesca Coin spiega perché le Grandi Dimissioni non sono una moda, ma una reazione di sopravvivenza a un sistema tossico.

Il nuovo rifiuto del lavoro è un sintomo di una rottura epocale. È il segnale della fine dell’epoca in cui regnava la speranza che il lavoro consentisse di realizzare i nostri sogni di emancipazione, mobilità sociale e riconoscimento.

In questo contesto chi abbandona il lavoro non lo fa perché può permetterselo. Lo fa per sopravvivere. Lo fa perché non ce la fa più, perché è in burnout.

Siamo di fronte a una cultura del lavoro tossica, fatta di salari bassi e turni massacranti, di mobbing e di bullismo, di scarsa sicurezza del e sul lavoro, di vessazioni e di cultura antisindacale.

Ecco perché, come scrive Francesca Coin nel suo libro Le Grandi Dimissioni edito da Einaudi:

“Chi rifiuta una paga da fame non fa un capriccio. Rifiuta di abbassare l’asticella”.

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