La lealtà dovrebbe essere una strada a doppio senso

Cartello stradale one way senso unico arrugginito nella nebbia simbolo della lealtà aziendale unilaterale

Il duro lavoro non garantisce più tutele. Francesca Coin spiega come la fedeltà a senso unico pretesa dalle aziende ha generato l’odierna indifferenza reciproca.

La lealtà aziendale dovrebbe essere una strada a doppio senso

Questa frase di Francis Marion Webster fotografa esattamente ciò che abbiamo perso.

Fino a poco tempo fa si pensava che il lavoro duro e la fedeltà avrebbero comportato premi, promozioni e che l’azienda si sarebbe presa cura dei lavoratori fino alla pensione. Era un’aspettativa ragionevole: il dipendente si prendeva cura dell’azienda e l’azienda si prendeva cura del dipendente.

Questo non è più vero.

Come spiega Francesca Coin, oggi la precarietà è la norma. Le aziende tuttavia si aspettano ancora che i lavoratori siano fedeli, pur senza ricevere niente in cambio. Le aziende non sono leali con i propri dipendenti, data la progressiva abolizione di tutti i diritti che erano stati conquistati.

L’elevato turnover è ormai strutturale, espressione di un mercato pensato per consentire di assumere e dismettere manodopera a seconda delle esigenze, attraendo lavoratori all’occorrenza per lasciarli a casa appena possibile.

Per lungo tempo le aziende hanno pensato di essere le uniche in grado di gestire le condizioni di questo processo. Un bel giorno è diventata una cosa reciproca e le persone hanno incominciato ad andarsene: se all’azienda non importa più del benessere di chi lavora, a chi lavora non importa più nulla dell’azienda.

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