La combinazione di disinteresse, sfiducia e protesta sta trasformando il voto in un gesto sempre più residuale, un pericoloso processo di evaporazione della democrazia.
Una sintesi dettagliata e riformulata dell’articolo di Enzo Risso pubblicato su Domani il 19 ottobre 2025, intitolato “Sfiducia, rabbia, protesta. Perché gli italiani non vanno più a votare” riscritta nel rispetto del diritto d’autore, con contenuti rielaborati utilizzando ChatGPT.
Risso mostra alcuni esempi emblematici: in Toscana si è passati da oltre il 93 % di affluenza nel 1980 a meno del 48 % nel 2025; nelle Marche il crollo è simile; in Calabria, Emilia-Romagna e Lombardia si registrano riduzioni analoghe, tra il 30 % e il 50 %.
Le cause sociali e demografiche
Una parte dell’astensionismo è legata a fattori strutturali: l’invecchiamento della popolazione, la crescita delle persone con disabilità che non riescono a recarsi ai seggi e la mobilità lavorativa o di studio che porta molti elettori a trovarsi lontani dal luogo di residenza durante le votazioni. Secondo stime citate nell’articolo, questi motivi “tecnici” coinvolgono circa il 7-8 % del corpo elettorale, mentre un ulteriore 2-4 % è costituito da elettori temporaneamente impossibilitati a votare.
L’astensionismo politico
Risso distingue poi l’astensionismo “strutturale” — oggi intorno al 10-12 % — da quello “politico”, che rappresenta la parte più ampia (fino al 35-40 % degli aventi diritto).
Quest’ultimo riflette disaffezione, sfiducia e protesta: circa un quinto degli italiani dichiara di non interessarsi più alla politica, ma la fetta maggiore di astenuti è composta da chi sceglie di non votare per esprimere rabbia o delusione verso partiti e istituzioni.
Dati raccolti da Ipsos e dall’Osservatorio Legacoop mostrano che:
- oltre il 28 % degli elettori non va alle urne per sfiducia nei leader o nei partiti attuali;
- il 16 % non trova una forza o un candidato in cui riconoscersi;
- circa un quarto si astiene per rabbia o disillusione, con picchi fino al 18 % nel Mezzogiorno;
- una quota minore (intorno al 2 %) protesta per le scelte del partito che in passato aveva sostenuto.
Disaffiliazione e “sciopero elettorale”
Una parte crescente della popolazione ritiene ormai inutile il proprio voto o non sa più chi scegliere in un panorama politico percepito come disarticolato e distante. Questa disaffiliazione — cioè la perdita di appartenenza e fiducia nei confronti del sistema politico — si accompagna a fenomeni di “sciopero elettorale”, una forma di protesta consapevole contro un sistema considerato vuoto e incapace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini.
Le conseguenze
Secondo Risso, la combinazione di disinteresse, sfiducia e protesta sta trasformando il voto in un gesto sempre più residuale. La partecipazione elettorale si riduce, il dibattito politico si polarizza tra minoranze contrapposte e cresce il rischio di una “evaporazione” della democrazia, con élite autoreferenziali e cittadini sempre più distanti e disillusi.
Riporto la conclusione dell’autore che mi sembra molto efficace.
Siamo di fronte a un pericoloso processo di evaporazione della democrazia, con il rischio che essa divenga un guscio vuoto, con élite politiche autoreferenziali che basano il proprio ruolo e potere su quote minoritarie di tifoserie. Élites che governano su maggioranze di cittadini sempre più distanti e disillusi, aprendo così spazi a derive autoritarie e oligarchiche.
Nota metodologica
I dati citati derivano da un’indagine realizzata da Ipsos per Legacoop su un campione di 800 cittadini maggiorenni nel giugno 2025.
Di Enzo Risso abbiamo già parlato in altre occasioni
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