Popolo ed élite sempre più lontani. Un malessere pericoloso

Popolo ed élite sempre più lontani

Enzo Risso segnala una distanza crescente, alimentata da sfiducia, diseguaglianza e solitudine sociale. I dati mostrano un malessere che non è solo sociale, ma emotivo, quasi esistenziale.

In un intervento apparso su Domani il 3 Novembre 2024 con il titolo “Popolo contro élite. La spaccatura è destinata ad aumentare ancora” Enzo Risso ci pone davanti a una verità scomoda: gli italiani non credono più nelle loro élite, e la ferita continua ad allargarsi. Non parliamo di una sensazione vaga, ma di numeri precisi, che assumono il tono di un grido collettivo.

Di seguito una sintesi dettagliata e riformulata riscritta nel rispetto del diritto d’autore, con contenuti rielaborati utilizzando ChatGPT.

I dati che aprono uno squarcio

Secondo le rilevazioni citate dall’autore:

  • Il 73% dei giovani ritiene che le élite vivano in un mondo separato.
  • Il 70% degli italiani crede che chi sta al vertice “non comprende i bisogni reali della gente”.
  • L’84% pensa che l’economia contemporanea sia costruita “per avvantaggiare i ricchi e i potenti”.
  • Il 76% è convinto che il futuro premierà solo chi è già privilegiato.

Questi numeri – che Risso snocciola fin dalle prime righe – non descrivono semplicemente un’opinione: raccontano un dolore sociale che si è fatto identità, un sentimento di abbandono che attraversa l’Italia profonda.

Un Paese che si sente lasciato indietro

Risso parla di un’Italia in cui la distanza tra chi “può” e chi “non può più” è diventata un’esperienza quotidiana.
La sensazione dominante? Essere rimasti ai margini.

Molti guardano alla robotica, all’intelligenza artificiale, alla trasformazione del lavoro come a una nuova barriera: tecnologie che dovrebbero liberare, ma che per la maggioranza sembrano strumenti che “premiano sempre gli stessi”.

L’autore evoca Christopher Lasch, secondo cui le élite contemporanee “non pagano alcun prezzo per le loro scelte”, mentre chi sta nei ceti medio-bassi sente il peso di ogni trasformazione economica, sociale e tecnologica.

La crisi della fiducia: un crollo emotivo

Ma c’è un’altra frattura, forse la più dolorosa: quella con gli esperti, la scienza, il sapere.
Risso descrive una “crisi radicale della fiducia sociale”: una sfiducia che nasce da anni di promesse non mantenute, di linguaggi incomprensibili, di distanze comunicative mai colmate.

Cass Sunstein, Daniel Sarewitz, Bruno Latour: Risso li richiama per spiegare come si sia spezzato il legame fra cittadini ed esperti. La percezione, sempre più forte, è che il sapere appartenga a pochi, che non venga condiviso, che non dialoghi con chi vive la vita reale.

E così:

  • si diffonde l’idea che “gli esperti non capiscono la gente comune”;
  • cresce il sospetto che scienza e competenze servano a proteggere chi è già forte;
  • l’informazione affidabile fatica a trovare ascolto.

È un vuoto emotivo prima ancora che razionale.

Quando la frattura diventa un’identità collettiva

Nella parte finale, Risso avverte: questa distanza non è più un incidente di percorso, è diventata una lente attraverso cui milioni di italiani guardano la società.

Popolo contro élite, “noi contro loro”.
Un linguaggio semplice, emotivo, che attecchisce perché dà forma alla frustrazione.

Risso parla di una “dinamica di lunga durata”, un processo che rischia di diventare la spina dorsale del nostro tempo, capace di produrre:

  • rabbia,
  • rancore sociale,
  • nostalgia,
  • sfiducia permanente,
  • e – soprattutto – nuove spinte populiste.

Il presagio amaro

L’analisi si chiude con una nota cupa, che condividiamo: un Paese che non ha fiducia nelle sue élite, né nei suoi esperti, è un Paese esposto, vulnerabile, più fragile.

Per Risso, la frattura che vediamo oggi è “un cattivo presagio per la nostra società”. Se non si ricostruisce un patto di fiducia, la distanza rischia di diventare irreversibile. E ciò che oggi è malessere potrebbe trasformarsi domani in una deriva più profonda.

Di Enzo Risso abbiamo già parlato in altre occasioni

Parole da recuperare 2 – Solidarietà

Quelli che sentono che la società è in decadenza

Il neoliberismo è ingiusto. E ha stancato i cittadini

Toh chi si rivede! Il ritorno dell’alienazione al lavoro

Alla ricerca delle ragioni del non voto

Popolo ed élite sempre più lontani