Saraceno, Benassi, Morlicchio – La povertà in Italia

Dettaglio titolo libro La povertà in Italia di Saraceno Benassi Morlicchio bibliografia noalternative

Oltre la mancanza di reddito: le radici profonde della povertà nel nostro Paese spiegate con dati e analisi.

Una sintesi dei contenuti (grazie anche a Gemini) del volume di Chiara Saraceno, David Benassi, Enrica Morlicchio – La povertà in Italia, edito da Il Mulino del 2022.

Gli autori indagano un fenomeno ormai multidimensionale, radicato nella precarietà del mercato del lavoro (con l’esplosione dei working poor), nell’arretratezza di un welfare frammentato e nei profondi divari territoriali e di genere. Il testo dimostra come, senza interventi sistemici che vadano oltre la retorica della “ripartenza”, la sola crescita occupazionale non sia più sufficiente a proteggere dall’indigenza e a ridurre le disuguaglianze.

A questo link è disponibile il video della presentazione del libro da parte di Chiara Saraceno.


I meccanismi della povertà oggi

Il testo di Saraceno, Benassi e Morlicchio è fondamentale perché smonta uno dei pilastri della retorica neoliberista: l’idea che il lavoro sia l’unico e infallibile antidoto alla povertà. Gli autori dimostrano, dati alla mano, che in Italia il legame tra occupazione e benessere si è spezzato.

Ecco i punti salienti dell’analisi

Il paradosso del Working Poor

L’aumento dell’occupazione, spesso sbandierato come successo politico, nasconde la realtà del “lavoro povero”. La precarizzazione dei contratti, il part-time involontario e la stagnazione salariale hanno creato una classe di lavoratori che, pur essendo attivi, non riescono a superare la soglia di indigenza. Non basta più “creare lavoro”, bisogna interrogarsi sulla qualità di quel lavoro.

Un Welfare “familistico” e iniquo

Il libro mette sotto accusa il sistema di protezione sociale italiano, descritto come frammentato e categorico (protegge alcuni lavoratori ma ne esclude altri). Storicamente, lo Stato ha delegato alla famiglia il ruolo di ammortizzatore sociale, ma oggi le famiglie stesse sono sature e impoverite, incapaci di reggere l’urto delle crisi (dal 2008 al Covid).

La povertà minorile come condanna

A differenza del passato, oggi in Italia sono i bambini e i giovani le fasce più a rischio, non gli anziani. Questo segnala un blocco dell’ascensore sociale: nascere in una famiglia povera significa, con altissima probabilità, rimanere poveri, smentendo la narrazione della meritocrazia.

Disuguaglianze di genere e territoriali

Le donne pagano il prezzo più alto, spesso intrappolate tra la cura non retribuita della famiglia e un mercato del lavoro che le penalizza. Parallelamente, il divario Nord-Sud non è solo una questione di reddito, ma di accesso ai servizi essenziali (asili, sanità, trasporti), che definiscono la vera cittadinanza.

Perché leggerlo

Per comprendere che la povertà non è una sfortuna individuale o una colpa, ma l’esito di precisi meccanismi istituzionali e scelte politiche che hanno reso il mercato del lavoro più fragile e la società più diseguale

Gli autori

Chiara Saraceno ha insegnato all’Università di Torino ed è stata professore di ricerca nel Wissenschaftszentrum für Sozialforschung di Berlino. È Honorary Fellow del Collegio Carlo Alberto di Torino. Tra le sue pubblicazioni più recenti con il Mulino: «Il welfare» (nuova ed. 2021) e «Sociologia della famiglia» (con M. Naldini, nuova ed. 2021).

David Benassi insegna Sociologia economica all’Università di Milano Bicocca. Tra i suoi libri ricordiamo, pubblicati da Franco Angeli, «Tra benessere e povertà» (2002) e «La povertà come condizione e come percezione» (2005).

Enrica Morlicchio insegna Sociologia economica all’Università di Napoli Federico II. Tra i suoi libri recenti ricordiamo: «La povertà. Eredità del passato, certezza del presente, incognita del futuro» (Feltrinelli, 2019) e «Sociologia della povertà» (Il Mulino, nuova ed. 2020).

A questo link la pagina di No Alternative dedicata al tema delle disuguaglianze