Gino Strada ribalta la logica dei tagli alla sanità, indicando nel profitto l’ostacolo principale a un diritto realmente universale.
«Quanto bisogna spendere per la sanità? Quello che serve». È una delle risposte più citate di Gino Strada, pronunciata in più occasioni pubbliche e interviste, anche in contesti televisivi. Una frase semplice che mette in discussione anni di dibattito politico ridotto a tetti di spesa, compatibilità di bilancio e tagli “inevitabili”.
Per Strada la sanità non è una spesa da contenere, ma un diritto da garantire: si parte dai bisogni di cura delle persone e si finanzia di conseguenza, non il contrario. Un’impostazione che entra in collisione con un modello che, tra definanziamento del pubblico e spazio crescente al privato, ha prodotto disuguaglianze territoriali e sociali sempre più evidenti.
La salute non è un mercato
Gino Strada è stato chirurgo, fondatore di Emergency e una delle voci più nette in difesa della sanità pubblica e universale. La sua posizione non era tecnica, ma politica nel senso più alto: ricordare che la salute non è una concessione, né un mercato.
La frase è reperibile in diverse interviste e interventi pubblici di Strada. Riprendo dalla pagina Facebook di Strada il suo post del 28 luglio 2015:
«Ma quanto deve “costare” la sanità? A mio avviso, l’unica risposta intelligente (e carica di giustizia) è: quanto serve, quanto serve per curare al meglio le persone che ne hanno bisogno. Tutte. Idealmente, non un euro in più, né un euro in meno. I rapporti ufficiali, invece, ci dicono che circa 10 milioni di italiani non possono curarsi come dovrebbero, perché non se lo possono più permettere».
Il costo del profitto
La spesa sanitaria italiana è di poco superiore ai 100 miliardi di euro annui. Troppi? Pochi? Chissà. La “spesa sanitaria” è però il costo per lo Stato o, meglio, per la collettività, del “sistema sanitario”, non è quanto viene speso per curare le persone. C’è molto di più in quei 100 miliardi l’anno. Certamente ci sono un uso poco razionale delle risorse e la dannosa “medicina difensiva” a dilapidare danaro pubblico.
C’è però una cosa nella sanità che costa più di tutto il resto e che viene ostinatamente censurata: il profitto. In tutte le sue forme, nelle strutture pubbliche come in quelle private “convenzionate”, che ormai da noi funzionano esattamente nello stesso modo. Aziende, non più Ospedali. Il profitto stimato nel settore della sanità si aggira attorno ai 25 miliardi di euro annui. E se si iniziasse a “tagliare” da lì? Con i soldi risparmiati dando vita ad ospedali non-profit, cioè a strutture che abbiano come obiettivo le migliori cure possibili per tutti e non il pareggio di bilancio, si potrebbe ricostruire una vera sanità pubblica, cioè un servizio totalmente gratuito, di alta qualità…e molto meno costoso.
