Una sintesi di un intervento di Carlo Triglia pubblicato il 3 Gennaio del 2025 sul quotidiano Domani ma ancora di assoluta attualità, dal titolo “Populismo e identità. I pilastri dell’età della destra”.
L’articolo analizza l’ascesa della nuova destra populista occidentale, individuandone i fondamenti politici e culturali, e mette in luce i limiti strategici della sinistra nel fronteggiare questo ciclo storico. (sintesi con supporto di Chat GPT).
Saper sfruttare la crisi
Secondo Triglia, la destra radicale e conservatrice sta attraversando un nuovo ciclo di espansione, reso possibile da due fattori:
la capacità di presentarsi come forza “coerente” e “identitaria” e, dall’altro lato, le difficoltà profonde della sinistra nel produrre una proposta politica credibile e radicata socialmente.
I limiti storici della sinistra europea:
- assenza di un progetto economico forte dopo l’esaurimento delle ricette socialdemocratiche (dal welfare keynesiano alla Terza Via),
- subalternità alle agende neoliberiste, soprattutto sul terreno del lavoro e dei diritti sociali,
- incapacità di leggere il disagio delle classi popolari, lasciando spazio alla narrazione anti-élite della destra,
- debolezza culturale nella battaglia identitaria, mentre le destre usano appartenenza, sicurezza e radici come strumenti di mobilitazione,
- perdita di credibilità sia nei ceti popolari sia in quelli medi impoveriti, in un contesto di inflazione e precarietà crescenti,
- incapacità di tenere insieme i propri interessi sociali: la sinistra non riesce più a parlare contemporaneamente ai lavoratori, ai giovani precari e alle classi urbane istruite.
Per l’autore, tutto questo ha creato “un vuoto” che la destra ha colmato con aggressività, semplificazione e messaggi identitari forti.
Un terreno su cui la sinistra si è presentata fragile e spesso contraddittoria.
2. La ricetta identitaria della destra: i due vantaggi strategici
La seconda parte dell’articolo analizza i pilastri ideologici che hanno permesso alla nuova destra populista di riorientare efficacemente il consenso.
2.1. Primo vantaggio: spostare il conflitto verso l’identità
Triglia sottolinea che la destra ha un vantaggio strutturale nel definire il dibattito politico non sui temi sociali o economici, ma su:
- nazione,
- sicurezza,
- frontiere,
- immigrazione,
- radici culturali e religiose,
- “popolo” contrapposto alle élite.
Questo spostamento consente alla destra di mantenere un fronte compatto, molto più semplice da narrare rispetto alla complessità delle politiche redistributive.
La sinistra, che dovrebbe tenere insieme interessi molteplici e spesso divergenti, si ritrova così schiacciata in un campo sfavorevole.
2.2. Secondo vantaggio: la politica dell’identità come strumento di stabilizzazione del voto
Il populismo identitario genera un secondo beneficio per la destra: stabilizza il consenso.
La costruzione di un “noi” contrapposto a un “loro” (migranti, élite globaliste, minoranze viste come minaccia) permette di:
- rinforzare legami emotivi e tribali,
- evitare discussioni sui fallimenti economici,
- trasformare la partecipazione politica in appartenenza identitaria,
- produrre un voto più fedele, meno legato ai risultati concreti.
Questo approccio spinge l’elettorato verso una crescente radicalizzazione ideologica, mentre la sinistra rimane prigioniera della propria difficoltà a proporre un’alternativa sociale solida, capace di competere sul terreno della sicurezza materiale e simbolica.
Conclusione
La sintesi dell’editoriale di Domani evidenzia una diagnosi netta:
la destra cresce perché ha una strategia semplice, identitaria e coerente, mentre la sinistra arretra perché non ha saputo aggiornare il proprio progetto sociale e non è riuscita a contrastare la narrativa populista.
Per invertire la rotta, suggerisce implicitamente l’autore, serve una ricostruzione radicale della proposta progressista: tornare ai bisogni materiali, riconoscere i nuovi conflitti sociali, sfidare apertamente neoliberismo e disuguaglianze.
Solo così si può evitare che l’“età della destra” diventi un orizzonte consolidato della politica occidentale.
La sanità precipita in una deriva americana. Un commento ad un precedente intervento di Carlo Triglia
